COME AVVIENE L’IMPOLLINAZIONE NELLE PIANTE

L’impollinazione è un processo che coinvolgediversi attori: i fiori, le api e anche il vento. In particolare senza le api l’impollinazione non avrebbe luogo e ci sarebbero molti meno fiori al mondo! Sono proprio loro gli agenti fondamentali chetrasportano il polline da un fiore all’altro. I granuli di polline rivestono l’antere e quando si staccano lo fanno perchè trasportati fino allo stimma di un altro fioree da lì scendono all’interno del pistillo fino a raggiungere gliovuli presenti nell’ovario. Gli ovuli si trasformano in semi e l’ovario in frutto.
COME AVVIENE L’IMPOLLINAZIONE NELLE PIANTE

In botanica, l’impollinazione è definita come quel processo che consiste nel trasporto dei pollini dalla parte maschile e quella femminile dell’apparato riproduttivo delle piante. Gli organi sessuali sono contenuti nei coni o nei fiori della maggior parte delle specie vegetali e servono per consentire la fecondazione e la riproduzione delle Gimnosperme e delle Angiosperme.L’impollinazione è quel processo indispensabile per la riproduzione dellepiante alla base della sopravvivenza stessa di molte specie sulla Terra, uomo compreso.
L’impollinazione si mette in moto principalmente grazie agli insetti impollinatori come le api, maanche il vento può trasportare il polline, che però èmolto meno efficace rispetto all’azione degli insetti.
IL RUOLO DELLE API PER L’IMPOLLINAZIONE

L’ape è il simbolo per eccellenza dell’impollinazione. Se osservassimo attentamente un’ape intenta nel suo lavoro di “bottinatrice”, noteremmo che passando di fiore in fiore il suo corpo peloso si cosparge di polline che la rende pesante e goffa perfino nel volo.
Ma non è tutto. Le zampe posteriori di questo preziosissimo insetto sembrano fatte apposta per consentirle il trasporto del suo prezioso carico. Sono munite, infatti, di “cestelle” nelle quali le api ripongono il polline destinato all’alveare per la produzione del miele.
Le piante per le quali le api e gli altri insetti impollinatori sono indispensabili anche in termini di produttività appartengono alla grande famiglia delle Angiosperme. Si differenziano dalle Gimnosperme perché custodiscono i semi all’interno di un fiore, protetti dall’ovaio e quindi sono più difficili da impollinare. Per questo motivo molti agricoltori si affidano al lavoro degli apicoltori per aumentare la produttività delle loro colture.
L’’ape lavoratrice esce dall’alveare per svolgere il suo compito di raccoglitrice di nettare, attirata in un campo di fiori, in una corolla piena di polline in un fiore colorato e profumato. Raccoglie dal fiore il nettare e il polline che rimane impigliato tra le sue zampette, ma anche dagli altri fiori sui quali si poserà. Per avviare l’impollinazione è sufficiente un solo granello sullo stimma, quindi è possibile che l’insettolavoratore èin grado di impollinare un gran numero di fiorellini in poco tempo!
I TIPI DI IMPOLLINAZIONE

Grazie ad agenti atmosferici e soprattutto al lavoro incessante degli insetti impollinatori, il polline viene trasportato da una pianta all’altra rendendo possibile la fecondazione di un’essenza vegetale della stessa specie e la conseguente produzione di semi e frutti. Questa piccola, grande “magia” è merito di uccelli, pipistrelli, piccoli mammiferi, insetti, acqua e vento che trasportano il polline anche per migliaia di chilometri contribuendo al perfetto funzionamento del meccanismo riproduttivo delle piante. Esistono principalmente due tipi di impollinazione:
- Autoimpollinazione (detta anche autogama) Consiste nel passaggio diretto del polline dall’antera di un fiore allo stigma dello stesso fiore. In questo caso, il polline cade sugli stimmi e riesce a fecondarlo in quanto la pianta è ermafrodita o autogama.
- Impollinazione incrociata. La fecondazione dipende dal trasporto del polline da una pianta ad un’altra appartenente alla stessa specie. Le piante che fanno affidamento in natura sull’impollinazione incrociata o eterogama sono dette allogame e dipendono essenzialmente dall’azione di agenti impollinatori e fattori esterni che fungono da veri e propri “vettori” adibiti allo spostamento dei pollini di fiore in fiore.
L’IMPOLLINAZIONE NELLE GINMOSPERME

Passando alle tracheofite con seme, fiore e frutto, le “Angiosperme”, ci occupiamo della categoria più evoluta e più giovane. Un tempo il pianeta era dominato dalle gimnosperme, dalle conifere; oggi non più, il potere è passato alle piante con fiore e frutto.
Gli ovuli e il polline, presenti anche nelle gimnosperme, si trovano nel fiore delle angiosperme, che è quindi detto “ermafrodito” (termine che deriva dal dio greco Hermes e dalla dea greca Afrodite), perché ha sia l’organo maschile che quello femminile.
Il fiore protegge l’ovulo all’interno, nell’ovario. Dopo la fecondazione l’ovario diventa più grande, fino a diventare un frutto, che a sua volta protegge il seme (pensiamo ai semini dentro le mele o le pere, ma anche a tutti quei frutti che noi chiamiamo verdure, come le zucchine, i pomodori, i fagiolini…).
Un semplice fiore fatto di petali colorati nasconde in realtà una struttura davvero elaborata e non tanto lontana dalla struttura degli organi riproduttivi della donna e dell’uomo.
Il tubo pollinico a raggiungere l’ovulo, partendo dal granulo di polline impiega qualche tempo: Nel granoturco qualche ora, nella quercia qualche mese.
L’impollinazione attuata grazie all’intervento degli insetti (trasportatori di polline) viene detta “Entomofila”, mentre quella attuata con il vento è chiamata “Anemofila”.
Nel primo caso i fiori sono colorati e “attraenti” per il fiore, ma il polline è limitato, visto che sarà più facile che giunga a destinazione (cioè su un altro fiore).
Nel secondo caso i fiori non hanno bisogno di essere appariscenti, ma si deve produrre una maggiore quantità di polline perché non si sa dove il vento lo porterà e se giungerà a destinazione.
Un’ ultima distinzione, all’interno delle angiosperme, riguarda le parti del fiore:
- Se il fiore è costituito da 4 o 5 parti (o multipli di 4 o 5) abbiamo le “Dicotiledoni”.
- Se il fiore è costituito da 3 parti (o multipli di 3) abbiamo le “Monocotiledoni.
UN OTTIMO SISTEMA DI RIPRODUZIONE

Il fiore, colorato e profumato, attira l’insetto. Poi l’insetto vola via con il polline prelevato e va in un altro fiore, il quale utilizza il polline per la fecondazione dell’ovulo e, a sua volta, può dare all’insetto altro polline da portare ad un altro fiore.
Il frutto, poi, risulta essere commestibile, buono, succoso. E non è un caso.
La natura ha pensato anche a questo e l’evoluzione ha portato a produrre un cibo che attirasse gli animali, in modo che poi, gli stessi, potessero raggiungere altre zone e, tramite le feci (ottimo concime, tra l’altro), depositare i semi dei frutti di cui si sono nutriti, direttamente nel terreno, per dare il via a nuova vita, una nuova pianta.
Ci sono casi in cui i fiori possono essere solo maschili o solo femminili (piante “Dioiche”, come l’ortica, la canapa) e presenti su esemplari differenti (quindi hanno meno facilità di incontrarsi); e altri casi in cui i fiori sono maschili e femminili ma si trovano nella stessa pianta (piante “Monoiche”, come nel caso del granoturco e della quercia).
QUALI SONO LE FUNZIONI DEL FIORE

Il fiore è formato da foglioline particolari, suddivise in diverse tipologie:
- Sepali, più esterne, spesso di colore verde, simili a normali foglie.
- Petali, all’interno, di vari colori e varie forme.
- L’insieme dei sepali viene detto “Calice”, mentre l’insieme dei petali è detto “Corolla”.
Dentro la corolla troviamo gli organi della riproduzione:
- Stame (maschile), una sporgenza sottile alla cui estremità c’è l’Antera, che contiene il polline.
- Pistillo (femminile), formato dall’Ovario, dallo Stilo e dallo Stimma, che attira il polline.
Quando arriva il polline, portato ad esempio da un insetto, questo si attacca allo stimma.
Dal polline fuoriesce il tubo pollinico (di cui abbiamo parlato prima) che entra nello stilo, alla ricerca di un uovo da fecondare. Questo procedimento si chiama “Impollinazione”.
